1 aprile 2016 5 01 /04 /aprile /2016 15:36
I FORTI DI RIVOLI E DELLA VALDADIGE

A Rivoli Veronese, dall’alto del costone roccioso di Monte Castello, domina la Valle dell’Adige il Forte Wohlgemuth. E’ sicuramente il forte più conosciuto e il più visibile della zona; percorrendo la valle verso sud, si staglia imponente all’orizzonte la sua sagoma inconfondibile.

Il territorio tra l’imbocco dell’Adige e la Pianura Padana è sempre stata fin dall’antichità una zona d’importanza strategica perché luogo di transito di uomini e merci e punto d’incontro fra le civiltà dell’Europa centrale e quelle del Mediterraneo. Un tempo questa era zona di confine e la Chiusa di Ceraino con il restringimento della valle risultava un baluardo naturale interposto fra il nord germanico e il sud latino. Il fiume, fin da tempi antichissimi, costituiva una via di comunicazione estremamente importante e sulle sue acque venivano trasportate le merci più svariate. Ciò portava a instaurarsi, fra le popolazioni attraversate, un proficuo interscambio economico ma anche culturale, artistico e sociale. Per l’importanza che rivestiva questo fu un territorio a lungo conteso fra le varie dominazioni che via via si sono succedute nelle diverse epoche, dall’impero Romano ai Barbari, dal dominio Longobardo alle signorie Scaligere, dalla Repubblica di Venezia all’Impero napoleonico, fino agli Austriaci che nel XIX secolo regnavano sul Lombardo Veneto.

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Qui, a metà del 1800, l’Impero Asburgico fece costruire un formidabile campo trincerato allo scopo di proteggere i territori a nord di Verona, memori della sconfitta subita dall’esercito napoleonico alla fine del 1700.

Il forte di Rivoli, intitolato al generale Wohlgemuth, distintosi nella campagna del 1848, veniva edificato tra il 1850 e il 1851 sullo sperone di roccia al centro dell’anfiteatro morenico venutosi a creare dall’erosione del ghiacciaio che copriva la Valdadige in epoca preistorica. La struttura architettonica ricalca i concetti della Torre Massimiliana, considerata a quell’epoca come migliore sistema di difesa. Il materiale costruttivo consiste in blocchi di pietra locale (Rosso Ammonitico) estratti dalle cave della zona, intagliati a

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mano a forma poligonale e sapientemente incastrati in una sorta di nido d’ape in cui, moltiplicando gli appoggi, la struttura ne risultava rinforzata. Il corpo principale del forte è costituito da una doppia casamatta cilindrica sovrapposta; dunque due piani strutturati in due corridoi: uno esterno con le bocche da fuoco e uno interno in cui risiedevano gli organi di comando. I nove cannoni posti in casamatta al piano superiore avevano un raggio d’azione di 270° ed erano rivolti prevalentemente a Sud e a Ovest mentre sul terrazzo soprastante potevano essere collocate delle batterie in “barbetta” a coprire tutti i 360°.

La pianta originaria del forte consisteva in un cilindro incompleto, aperto in direzione Nord-Est dove vi era il portale d’accesso. Dopo il 1866 e l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, venne aggiunto nella parte aperta un segmento lineare sempre su due piani, a ridosso della scarpata a picco sull’Adige mentre l’accesso veniva spostato a sud. Una strada tortuosa raggiungeva l’abitato di Rivoli e scendeva al fiume dove un passaggio mobile permetteva il passaggiol’altra sponda.

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Il campo trincerato era completato dagli altri tre forti posti sull’altro versante della valle: il forte Chiusa Veneta, costruito sui resti di una fortificazione dell’epoca veneziana, sbarrava la strada postale del Tirolo nel tratto in cui la valle si restringe e ne intercettava tutto il traffico, il Forte di Monte (Mollinary), aggrappato sul declivio del Monte Pastello, in posizione dominante sopra la Chiusa e il Forte Ceraino (Hlavaty), posto su un pianoro del monte proprio di fronte al Forte Rivoli che batteva verso Nord tutta la valle. Questi forti erano serviti da una tortuosa strada militare che li collegava a Ceraino dove era collocata la palazzina di comando dell’intero complesso fortificato. I quattro forti incrociavano il tiro su tutta la zona visibile della valle dell’Adige e a 360° su tutto il territorio circostante. Erano considerati perciò inattaccabili e svolsero benissimo la loro funzione di deterrente per ogni eventuale attacco nemico non sparando mai un colpo.Nel 1866, quando il Regno d’Italia entrò in possesso dei forti, sotto la guida del generale Pianell si decise di mantenerli attivi rigirandone il tiro d’artiglieria verso Nord, in direzione della nuova frontiera con l’Austria.

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Il forte Rivoli subì una trasformazione importante con l’aggiunta dell’ala Nord e la costruzione della Batteria Bassa sul piazzale a ridosso del forte, con lo scopo di battere d’infilata la valle verso Nord-Est. A sud, riparata dal monte, poco sotto il forte veniva costruita la Caserma Massena per l’alloggiamento delle truppe. Venne inoltre pianificato un progetto di ampliamento del fronte difensivo con la costruzione tra il 1884 e il 1913, di nuovi forti più a Nord, sui due versanti della valle: la Tagliata di Incanale che intercettava la strada in destra Adige ai piedi del Monte Cordespino ed era collegato ad una batteria posta in posizione più elevata. Il Forte San Marco venne edificato nel 1888 sulla propaggine meridionale del Monte Baldo, con forma allungata per adattarlo allo sperone roccioso, in posizione dominante. A completare la linea difensiva in destra Adige si costruirono poi il Forte Cimo Grande, nelle vicinanze di Spiazzi, scavato sul bordo della parete rocciosa a picco sulla valle e, negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, il Forte Naole, sul crinale baldense, a 1670msm, contro un possibile attacco lungo la dorsale del Baldo. Infine, sul versante di sinistra, a Nord del Monte Pastello, tra il 1880 e il 1883 fu costruito il Forte Masua, elegante struttura inserita nell’ambiente e quasi mimetizzata sul dosso prospicente la valle. Quest’ultimo fu dotato di cupole girevoli per i cannoni, sull’esempio degli altri forti della Lessinia.

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Questo complesso fortificato rendeva la Valle dell’Adige praticamente impenetrabile per gli eserciti nemici che avrebbero trovato una serie di sbarramenti successivi inattaccabili e per questo, anche durante il primo conflitto mondiale, la zona non fu mai teatro di battaglie e venne risparmiata da possibili distruzioni.

I forti rimasero per lunghi anni proprietà militare e poi abbandonati all’incuria e al degrado dove, in buona parte versano tuttora. Solo il Forte Rivoli rivive grazie all’interessamento di associazioni di volontariato. Al suo interno è presente il “Museo della Grande Guerra” dove sono raccolti importanti reperti risalenti agli ultimi conflitti mondiali che illustrano le condizioni di vita dei soldati al fronte e descrivono un quadro realistico di quel periodo storico. L’Associazione Walter Rama ne cura l’allestimento e organizza periodicamente visite guidate. www.museowalterrama.it

LE FORTIFICAZIONI DEL VERONESE

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