7 dicembre 2016 3 07 /12 /dicembre /2016 21:34

Il 18 novembre, nella sede dell’Associazione “Conosci Verona” a Porta Palio si è svolto un interessante incontro con l’architetto Fiorenzo Meneghelli, uno dei maggiori esperti di architettura militare e autore di pubblicazioni riguardanti le opere difensive veronesi.

Verona, patrimonio dell’umanità UNESCO, in rapporto con altri siti fortificati. Questo il titolo della relazione. Il Meneghelli focalizza i temi per cui la città di Verona ha assunto nel Duemila il titoli di: Città Patrimonio dell’Umanità all’Unesco evidenziandone le opere difensive in una stratificazione che copre tutti i periodi storici con particolare riferimento al Medioevo e al Rinascimento.

Attraverso il concetto: “Costruire la pace nella mente dell’uomo”, l’Unesco si propone la conservazione del patrimonio storico e culturale, e perciò della identità di un popolo in una dimensione di pace e non di sopraffazione. Questo attraverso i canali dell’educazione, della scienza, della cultura e della comunicazione. 195 sono gli stati aderenti con complessivamente più di 1300 siti in cui l’Italia è al primo posto per numero.

Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto di “Citta fortificata”, edificata in più tappe, caratteristico della storia europea. La città e la sua cinta muraria viene definita come zona di tutela e salvaguardia mentre la zona circostante, definita “buffer” viene sottoposta a vincolo e protetta da una possibile urbanizzazione che andrebbe a compromettere l’equilibrio architettonico dell’insieme.

Quando, nel Duemila, la città entra in questa logica di protezione, l’addensarsi del sistema urbano e insediativo era ormai prossimo alle mura, perciò si fu costretti a costituire un’area di buffer  stretta e totalmente inadeguata, anche in confronto con altri siti europei e mondiali. Quello che ne va a scadere è il senso di percezione che le mura hanno sempre costituito, cioè una barriera fra la campagna circostante e la città ma, a quel punto, non restava altro che fare quella scelta.

Nella sua visione ottocentesca, la città di Verona, era allargata alle due cinture di forti che ne facevano corona sia nella pianura che nella parte collinare, e il concetto di tutela avrebbe dovuto perciò allargarsi a includere anche quegli elementi strutturali e sistemici che facevano parte di questa cinta allargata.

Il non aver tenuto conto di questo criterio ha portato alla scomparsa  di una parte considerevole del patrimonio fortificato esistente. Il collegamento di questi elementi avrebbe potuto costituire invece una estesa cintura verde creando un sistema di sostenibilità e movimentazione alternativa rispetto agli assi della viabilità convenzionale, convergenti al centro.

La relazione prosegue poi con l’esposizione di esempi di salvaguardia molto interessanti fuori dall’Italia, come le fortezze del Vauban in Francia e la città murata di Diyarbakır nel Kurdistan turco.

Le fortificazioni del Veronese

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