13 giugno 2017 2 13 /06 /giugno /2017 19:38

Sta riscuotendo un buon successo l'esposizione delle foto del concorso "Viaggiando, castelli e fortificazioni nel Veronese". Lo spazio espositivo al Circolo Noi della parrocchia di San Vito al mantico è stato meta di numerosi visitatori che si sono soffermati sui vari scorci fotografati apprezzando le opere che descrivono un aspetto interessante del nostro patrimonio storico e architettonico: i castelli medievali, maestosi nel loro fascino antico e i forti di epoca più recente, possenti ed essenziali.

Le fotografie esposte offrono uno spaccato originale di quello che era un tempo un grandioso campo trincerato unico nel suo genere di cui rimangono molte importanti opere a testimonianza. L'associazione Verona Report si propone, con questa iniziativa, di stimolare la curiosità, spingendo a ricercare attorno a noi quello che rimane di un'epoca passata e a riscoprire attraverso le fortificazioni, un territorio, il nostro, ricco di storia e di cultura.

La giuria qualificata, composta da professionisti dell'immagine e del web, ha stilato una classifica, tenendo conto, in parte, del voto espresso on line sul sito di riferimento www.bussolengonline.it.

Al primo posto si è classificata: "Luci e ombre sul mastino" di Gianni bosco, dov'è il soggetto è il castello di Valeggio che si staglia verso un cielo quasi drammatico.

Conquista il secondo posto "Ponte Visconteo" di Pierpaolo Manfrè.

Al terzo posto "Scorcio della torre" di Giorgio Dal Bosco.

Gli altri posti delle classifica sono i seguenti:

4°- Le grida del cavaliere, di Gianni Bosco

5°- Caduta di un impero, di Gianni Bosco

6°- Forte S.Marco, di Pierpaolo Manfrè

7°- Scala doppia, di Silvano Zampieri

8°- Il fascino della notte, di Franco Piubel

7 dicembre 2016 3 07 /12 /dicembre /2016 21:34

Il 18 novembre, nella sede dell’Associazione “Conosci Verona” a Porta Palio si è svolto un interessante incontro con l’architetto Fiorenzo Meneghelli, uno dei maggiori esperti di architettura militare e autore di pubblicazioni riguardanti le opere difensive veronesi.

Verona, patrimonio dell’umanità UNESCO, in rapporto con altri siti fortificati. Questo il titolo della relazione. Il Meneghelli focalizza i temi per cui la città di Verona ha assunto nel Duemila il titoli di: Città Patrimonio dell’Umanità all’Unesco evidenziandone le opere difensive in una stratificazione che copre tutti i periodi storici con particolare riferimento al Medioevo e al Rinascimento.

Attraverso il concetto: “Costruire la pace nella mente dell’uomo”, l’Unesco si propone la conservazione del patrimonio storico e culturale, e perciò della identità di un popolo in una dimensione di pace e non di sopraffazione. Questo attraverso i canali dell’educazione, della scienza, della cultura e della comunicazione. 195 sono gli stati aderenti con complessivamente più di 1300 siti in cui l’Italia è al primo posto per numero.

Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto di “Citta fortificata”, edificata in più tappe, caratteristico della storia europea. La città e la sua cinta muraria viene definita come zona di tutela e salvaguardia mentre la zona circostante, definita “buffer” viene sottoposta a vincolo e protetta da una possibile urbanizzazione che andrebbe a compromettere l’equilibrio architettonico dell’insieme.

Quando, nel Duemila, la città entra in questa logica di protezione, l’addensarsi del sistema urbano e insediativo era ormai prossimo alle mura, perciò si fu costretti a costituire un’area di buffer  stretta e totalmente inadeguata, anche in confronto con altri siti europei e mondiali. Quello che ne va a scadere è il senso di percezione che le mura hanno sempre costituito, cioè una barriera fra la campagna circostante e la città ma, a quel punto, non restava altro che fare quella scelta.

Nella sua visione ottocentesca, la città di Verona, era allargata alle due cinture di forti che ne facevano corona sia nella pianura che nella parte collinare, e il concetto di tutela avrebbe dovuto perciò allargarsi a includere anche quegli elementi strutturali e sistemici che facevano parte di questa cinta allargata.

Il non aver tenuto conto di questo criterio ha portato alla scomparsa  di una parte considerevole del patrimonio fortificato esistente. Il collegamento di questi elementi avrebbe potuto costituire invece una estesa cintura verde creando un sistema di sostenibilità e movimentazione alternativa rispetto agli assi della viabilità convenzionale, convergenti al centro.

La relazione prosegue poi con l’esposizione di esempi di salvaguardia molto interessanti fuori dall’Italia, come le fortezze del Vauban in Francia e la città murata di Diyarbakır nel Kurdistan turco.

Le fortificazioni del Veronese

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24 luglio 2016 7 24 /07 /luglio /2016 17:00
FORTE LUGAGNANO – VIVERE LA STORIA

Il Forte Lugagnano, in origine intitolato a “Prinz Rudolf”. È stato costruito dagli Austriaci tra il 1860 e il 1861 e fa parte della seconda cerchia di forti staccati a protezione della città di Verona, all’epoca piazzaforte di primaria importanza nella difesa dell’Impero Asburgico.

Per pianta e tipologia di costruzione è praticamente identico agli altri tre della cerchia esterna, ossia il Forte Gisella, il Forte Azzano e il Forte Tomba che differiscono tra loro solo per piccole variazioni nelle dimensioni e ovviamente per l’orientamento.

FORTE LUGAGNANO – VIVERE LA STORIA

La struttura è a pianta pentagonale con fronte di gola rettilineo e tamburo semicircolare in asse con la strada d’accesso con feritoie per battere il fossato. Le caponiere sugli spigoli del fronte principale erano dotate di quattro bocche da fuoco ed accessibili tramite due gallerie sotto il terrapieno. Sul ramparo superiore erano collocate le artiglierie in “barbetta” protette da un parapetto. Al centro del piazzale un grande ridotto accoglieva i locali per la vita della guarnigione che poteva contare fino a 450 uomini. Il Forte Lugagnano era fra i più forniti come potenza di fuoco ed era destinato a battere un vasto territorio che comprendeva la ferrovia e la strada per Brescia incrociando il tiro col gemello Forte Gisella a sud e col Forte Chievo a nord.

FORTE LUGAGNANO – VIVERE LA STORIA

Col passaggio al Regno d’Italia nel 1866 divenne proprietà del Regio esercito e dismesso non molti anni fa. Ora si trova in discrete condizioni di conservazione anche se la vegetazione incontrollata, in alcuni punti sta creando qualche danno.

Nel forte trovano la loro sede alcune associazioni tra cui “VIVERE LA STORIA”, una associazione culturale di rievocazione storica che si occupa della Seconda Guerra Mondiale, una sorta di museo vivente dove i volontari dell’associazione si dedicano a ricostruire scenari e situazioni tipiche di quel periodo.

FORTE LUGAGNANO – VIVERE LA STORIA

Il vicepresidente Umberto Nannini ci spiega ai nostri microfoni gli scopi e le finalità culturali e didattiche dell’associazione: far conoscere la storia attraverso la rievocazione di eventi bellici mediante figuranti in uniforme e con l’aiuto di mezzi , veicoli e attrezzature perfettamente funzionanti è sicuramente il mezzo migliore per far rivivere l’atmosfera di quei tempi tragici. All’interno del forte un interessante museo ottimamente fornito ricrea ambienti e scenari tipici di guerra e una serie di rare foto documentano una Verona sotto bombardamenti e distruzioni.

Insomma un’iniziativa lodevole rivolta a chiunque voglia approfondire la conoscenza di un periodo storico impresso nella memoria di molti ma per certi versi non ancora del tutto sviscerato.

http://www.viverelastoria.it/

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1 aprile 2016 5 01 /04 /aprile /2016 15:36
I FORTI DI RIVOLI E DELLA VALDADIGE

A Rivoli Veronese, dall’alto del costone roccioso di Monte Castello, domina la Valle dell’Adige il Forte Wohlgemuth. E’ sicuramente il forte più conosciuto e il più visibile della zona; percorrendo la valle verso sud, si staglia imponente all’orizzonte la sua sagoma inconfondibile.

Il territorio tra l’imbocco dell’Adige e la Pianura Padana è sempre stata fin dall’antichità una zona d’importanza strategica perché luogo di transito di uomini e merci e punto d’incontro fra le civiltà dell’Europa centrale e quelle del Mediterraneo. Un tempo questa era zona di confine e la Chiusa di Ceraino con il restringimento della valle risultava un baluardo naturale interposto fra il nord germanico e il sud latino. Il fiume, fin da tempi antichissimi, costituiva una via di comunicazione estremamente importante e sulle sue acque venivano trasportate le merci più svariate. Ciò portava a instaurarsi, fra le popolazioni attraversate, un proficuo interscambio economico ma anche culturale, artistico e sociale. Per l’importanza che rivestiva questo fu un territorio a lungo conteso fra le varie dominazioni che via via si sono succedute nelle diverse epoche, dall’impero Romano ai Barbari, dal dominio Longobardo alle signorie Scaligere, dalla Repubblica di Venezia all’Impero napoleonico, fino agli Austriaci che nel XIX secolo regnavano sul Lombardo Veneto.

I FORTI DI RIVOLI E DELLA VALDADIGE

Qui, a metà del 1800, l’Impero Asburgico fece costruire un formidabile campo trincerato allo scopo di proteggere i territori a nord di Verona, memori della sconfitta subita dall’esercito napoleonico alla fine del 1700.

Il forte di Rivoli, intitolato al generale Wohlgemuth, distintosi nella campagna del 1848, veniva edificato tra il 1850 e il 1851 sullo sperone di roccia al centro dell’anfiteatro morenico venutosi a creare dall’erosione del ghiacciaio che copriva la Valdadige in epoca preistorica. La struttura architettonica ricalca i concetti della Torre Massimiliana, considerata a quell’epoca come migliore sistema di difesa. Il materiale costruttivo consiste in blocchi di pietra locale (Rosso Ammonitico) estratti dalle cave della zona, intagliati a

I FORTI DI RIVOLI E DELLA VALDADIGE

mano a forma poligonale e sapientemente incastrati in una sorta di nido d’ape in cui, moltiplicando gli appoggi, la struttura ne risultava rinforzata. Il corpo principale del forte è costituito da una doppia casamatta cilindrica sovrapposta; dunque due piani strutturati in due corridoi: uno esterno con le bocche da fuoco e uno interno in cui risiedevano gli organi di comando. I nove cannoni posti in casamatta al piano superiore avevano un raggio d’azione di 270° ed erano rivolti prevalentemente a Sud e a Ovest mentre sul terrazzo soprastante potevano essere collocate delle batterie in “barbetta” a coprire tutti i 360°.

La pianta originaria del forte consisteva in un cilindro incompleto, aperto in direzione Nord-Est dove vi era il portale d’accesso. Dopo il 1866 e l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, venne aggiunto nella parte aperta un segmento lineare sempre su due piani, a ridosso della scarpata a picco sull’Adige mentre l’accesso veniva spostato a sud. Una strada tortuosa raggiungeva l’abitato di Rivoli e scendeva al fiume dove un passaggio mobile permetteva il passaggiol’altra sponda.

I FORTI DI RIVOLI E DELLA VALDADIGE

Il campo trincerato era completato dagli altri tre forti posti sull’altro versante della valle: il forte Chiusa Veneta, costruito sui resti di una fortificazione dell’epoca veneziana, sbarrava la strada postale del Tirolo nel tratto in cui la valle si restringe e ne intercettava tutto il traffico, il Forte di Monte (Mollinary), aggrappato sul declivio del Monte Pastello, in posizione dominante sopra la Chiusa e il Forte Ceraino (Hlavaty), posto su un pianoro del monte proprio di fronte al Forte Rivoli che batteva verso Nord tutta la valle. Questi forti erano serviti da una tortuosa strada militare che li collegava a Ceraino dove era collocata la palazzina di comando dell’intero complesso fortificato. I quattro forti incrociavano il tiro su tutta la zona visibile della valle dell’Adige e a 360° su tutto il territorio circostante. Erano considerati perciò inattaccabili e svolsero benissimo la loro funzione di deterrente per ogni eventuale attacco nemico non sparando mai un colpo.Nel 1866, quando il Regno d’Italia entrò in possesso dei forti, sotto la guida del generale Pianell si decise di mantenerli attivi rigirandone il tiro d’artiglieria verso Nord, in direzione della nuova frontiera con l’Austria.

I FORTI DI RIVOLI E DELLA VALDADIGE

Il forte Rivoli subì una trasformazione importante con l’aggiunta dell’ala Nord e la costruzione della Batteria Bassa sul piazzale a ridosso del forte, con lo scopo di battere d’infilata la valle verso Nord-Est. A sud, riparata dal monte, poco sotto il forte veniva costruita la Caserma Massena per l’alloggiamento delle truppe. Venne inoltre pianificato un progetto di ampliamento del fronte difensivo con la costruzione tra il 1884 e il 1913, di nuovi forti più a Nord, sui due versanti della valle: la Tagliata di Incanale che intercettava la strada in destra Adige ai piedi del Monte Cordespino ed era collegato ad una batteria posta in posizione più elevata. Il Forte San Marco venne edificato nel 1888 sulla propaggine meridionale del Monte Baldo, con forma allungata per adattarlo allo sperone roccioso, in posizione dominante. A completare la linea difensiva in destra Adige si costruirono poi il Forte Cimo Grande, nelle vicinanze di Spiazzi, scavato sul bordo della parete rocciosa a picco sulla valle e, negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, il Forte Naole, sul crinale baldense, a 1670msm, contro un possibile attacco lungo la dorsale del Baldo. Infine, sul versante di sinistra, a Nord del Monte Pastello, tra il 1880 e il 1883 fu costruito il Forte Masua, elegante struttura inserita nell’ambiente e quasi mimetizzata sul dosso prospicente la valle. Quest’ultimo fu dotato di cupole girevoli per i cannoni, sull’esempio degli altri forti della Lessinia.

I FORTI DI RIVOLI E DELLA VALDADIGE

Questo complesso fortificato rendeva la Valle dell’Adige praticamente impenetrabile per gli eserciti nemici che avrebbero trovato una serie di sbarramenti successivi inattaccabili e per questo, anche durante il primo conflitto mondiale, la zona non fu mai teatro di battaglie e venne risparmiata da possibili distruzioni.

I forti rimasero per lunghi anni proprietà militare e poi abbandonati all’incuria e al degrado dove, in buona parte versano tuttora. Solo il Forte Rivoli rivive grazie all’interessamento di associazioni di volontariato. Al suo interno è presente il “Museo della Grande Guerra” dove sono raccolti importanti reperti risalenti agli ultimi conflitti mondiali che illustrano le condizioni di vita dei soldati al fronte e descrivono un quadro realistico di quel periodo storico. L’Associazione Walter Rama ne cura l’allestimento e organizza periodicamente visite guidate. www.museowalterrama.it

LE FORTIFICAZIONI DEL VERONESE

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7 aprile 2015 2 07 /04 /aprile /2015 20:53
FORTI E CASTELLI DEL VERONESE

Nasce su Verona Report una nuova rubrica dedicata ai forti e ai castelli sparsi nel Veronese e nelle zone limitrofe di Mantova, Brescia e Trento.

In collaborazione con esperti di storia locale diamo vita ad una rassegna di servizi che raccontano e descrivono le opere fortificate e i castelli medioevali che popolano il nostro territorio. Un territorio che, da sempre, è zona di importanza strategica, e lo è stato ancor più in epoca storica perché transito di uomini e merci.

Numerosi sono i castelli medioevali , sontuose dimore dei Signori dell’epoca o baluardi difensivi a guardia dei territori. Dal Lago di Garda al Mincio, dalla città alla zona pedemontana, scopriamo moltissime testimonianze di quello che fu un periodo importante, intenso e travagliato, ma che è stato foriero di arte e cultura.

In queste zone si scontrarono potenti eserciti in epiche battaglie, e l’Adige che scorre lento fra i monti e la pianura racconta di gesta eroiche ma anche di relazioni fra popoli diversi, di interscambio culturale oltre che di commerci, perciò una terra viva e vitale anche dal punto di vista economico. Poi il fascino della sua natura e del suo paesaggio rende questo territorio quasi magico.

FORTI E CASTELLI DEL VERONESE

Le varie vicende storiche di cui è stata teatro questa terra contesa, sono testimoniate da numerose opere fortificate costruite nei secoli scorsi dalle varie dominazioni che man mano si sono succedute, e sono ancora lì, visibili ai nostri giorni come a far da monito all’odierno visitatore per non cadere in tragedie già vissute.

Molte di queste strutture sono andate distrutte, a volte per l’ incuria e l’abbandono, o perché il progresso le ha volute sacrificare al passaggio di una strada, o all’ interesse di una lottizzazione. Noi siamo qui invece per portare a conoscenza quello che rimane, magari per poter stimolarne la salvaguardia e tentare di recuperare quello che è possibile, questo è in fondo il nostro scopo, la nostra “missione”.

Andremo cautamente a scoprire questi luoghi un po’ incantati seguendone le storia e l’evoluzione e cogliendone nei loro antico fascino, gli aspetti più significativi ed interessanti.

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