WEST STAR, ricordi e testimonianze

Il monte Moscal, per decenni è stato custode di un mistero impenetrabile. Il bunker della NATO, scavato sotto di esso era avvolto da un alone di segretezza e la cittadinanza inerme è stata per anni all’oscuro e condizionata da questa presenza inquietante. La minaccia di guerra totale, annientatrice, era quasi palpabile e la base era lì ad materializzare i più catastrofici scenari. Nessuno era al corrente di quello che avveniva nelle viscere del monte e questo ha alimentato per anni il diffondersi di leggende e storie surreali.

Ideato e progettato verso la fine degli anni 50 e poi costruito dal 1960 al 1966, il bunker consiste in un’intricata serie di gallerie protette da oltre 200 metri di terreno sovrastante. Lo scopo era quello di rifugio per il comando Nato in caso di conflitto nucleare e conteneva apparati di comunicazione fra i più sofisticati dell’epoca. La base era chiamata in gergo “il buco” ed era capace di resistere alla forza distruttrice di esplosioni nucleari fino a 100 kg (6 volte Hiroshima). nel 1966 il bunker fu consegnato alla Nato dalle autorità militari italiane e da quel momento cominciò la storia operativa della base.

In questi primi anni di funzionamento molti operatori si sono avvicendati per svolgere le loro attività all’interno di West Star. Tra questi Larry Benedict, Californiano, in forza alla aeronautica americana, aveva il compito di riparare le macchine di “cripto”. Larry ripercorre quegli anni raccontando episodi e aneddoti che descrivono il clima a volte burlesco che si respirava alla base, utile ad alleviare gli ovvi disagi della vita all’interno della montagna.

Ospite a casa di amici, Il veterano di West Star è rimasto legato all’Italia e al Veronese e trascorre spesso periodi di vacanza nel nostro paese. Nel bunker era al servizio della “Sesta Flotta” americana e lavorava in una stanza riservata decifrando i messaggi in arrivo e il segreto era tale che non aveva idea di cosa stessero facendo i colleghi delle altre numerose stanze (circa un centinaio). Larry rimase nel buco dal 1967-1969 e vi ritornò nei primi anni 70 per 7 anni complessivi.

Nella sua ultima permanenza in Italia ha conosciuto il Generale De Meo in una nostra proiezione e da lì è nata l’idea di condividere e rendere note le sue preziosi esperienze alla base. Le targhe donate al futuro “Museo della Guerra Fredda” sono segno del suo legame alla storia della base. Un grazie a lui per la sua disponibilità.

Un altro importante contributo alla storia di West Star l’ha dato Maurizio Consolini , abitante del luogo, che ai tempi della costruzione del bunker era poco più che bambino . Nel suo racconto ricorda episodi legati ai lavori e alle ferree azione di controllo in vigore in quegli anni. Il grande interesse e la curiosità suscitata da quello che fu, per decenni, un mistero è evidente e dimostrato dalla presenza sempre numerosa alle proiezioni del nostro documentario. E’ perciò a auspicabile proseguire con il progetto dell’apertura nelle gallerie dismesse di un “museo della guerra fredda” come nel intento dell’amministrazione di Affi, proprietaria dal 2018 dell’area. Una soluzione che, come afferma Consolini, avrebbe senz’altro un ritorno in termini di immagine, di valorizzazione del territorio e anche una valenza economica.

 

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Un pensiero riguardo “WEST STAR, ricordi e testimonianze

  • 21 Luglio 2020 in 16:02
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    Bellissimo e interessante servizio. Brava la conduttrice Daniela. Complimenti!

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