LA CHIESA DI SAN ROCCO A BUSSOLENGO

E’ impropriamente conosciuta dai Bussolenghesi come “la chiesa del cimitero”. In realtà era presente molti secoli prima dell’edificazione del camposanto. Pochi sono i documenti storici che ne parlano ma tanti elementi fanno ritenere una datazione di gran lunga antecedente all’inizio della venerazione del santo, protettore dei pellegrini e degli appestati e ne farebbero ipotizzare un’origine romanica.

Posta ad est del paese, sull’antica strada che porta a Verona, presenta un’architettura semplice e povera: a navata unica, con tetto in capriate lignee e l’abside semicircolare rivolta ad oriente come la tradizione dell’epoca prescriveva. In facciata, sopra la porta d’ingresso, una lunetta lascia intravvedere tracce di un affresco raffigurante la deposizione di Cristo, ormai non più leggibile. Tre pinnacoli si elevano sulla sommità mentre un rosone è posto al centro. Più in alto una maschera di pietra bianca, come a S.Valentino, è posta a firma del mastro costruttore.

Il vero tesoro di San Rocco si trova al suo interno. Splendidi affreschi decorano le pareti e sono tuttora discretamente conservati. Vengono attribuiti ai pittori Domenico e Francesco Morone, padre e figlio, e coprono un arco di tempo che va dal 1485 al 1521. Sono tutti frutto della devozione e del ringraziamento dei fedeli a S.Rocco per averli salvati o preservati dalla peste. Raffigurano, in riquadri successivi, vari santi la cui devozione a quel tempo era molto viva: San Rocco naturalmente, più volte raffigurato, oltre a San Sebastiano il cui culto risaliva ad un periodo precedente. Inoltre varie volte la Madonna col Bambino, l’adorazione dei Magi, la crocifissione, S.Cristoforo, S.Valentino, S.Michele Arcangelo, S.Macario e, ritratti in basso, le figure dei committenti in posizione orante.

Singolare la storia del santo di Montpellier che offrì tutti i suoi beni ai poveri e intraprese un lungo pellegrinaggio a Roma. Lungo il cammino assistette a malati di peste e al suo ritorno contrasse egli stesso la malattia. Vagò per le campagne nei dintorni di Piacenza accudito dal suo fedele cane fino a che guarì. Alla sua morte divenne il santo dei pellegrini e degli appestati e il culto si diffuse rapidamente affiancandosi a quello di San Sebastiano.

Figure affrescate si hanno anche sulla volta dell’abside mentre si intravvedono qua e là tracce sottostanti di affreschi precedenti segno dell’origine antica della chiesa.

Una bella scultura lignea del ‘500, vivacemente colorata, rappresenta S.Rocco in vesti da pellegrino con il bastone e la mano indicante il bubbone della peste. Ai suoi piedi l’inseparabile cane.

Nell’anno 1800 l’armata francese, accampata a Bussolengo, prende il possesso della chiesa ma non ne arreca danni evidenti. E’ di quel periodo una leggenda popolare che racconta di una notte in cui il soldato di guardia sorprende nel buio vicino alla chiesa un misterioso personaggio e gli spara contro un colpo di fucile. La mattina dopo, interrogato su quanto è successo indica l’avventore nel S.Rocco raffigurato sulla parete nord.

Nel 1804 venne localizzato nei pressi della chiesa il terreno ideale per l’edificazione del nuovo cimitero, in seguito all’ordinanza napoleonica che prevedeva la sua collocazione fuori dall’abitato.

Nel secolo scorso si resero necessari vari restauri e, per interessamento di Giuseppe Rudari, appassionato d’arte e storico del paese, fu intonacata la facciata e ripuliti gli affreschi della parete nord. Qualche anno dopo si intervenne anche per la parete sud tanto da restituirne almeno in parte la bellezza originaria ed è così che possiamo ammirare ancora ai giorni nostri gli autentici tesori che rivela questa chiesa.

 

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