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San Giorgio Ingannapoltron

Adagiato su un costone degradante verso la piana dell’Adige, in posizione dominante, il grazioso borgo di S.Giorgio mostra tutto il suo secolare fascino; da qui si gode uno splendido panorama dove lo sguardo spazia dalle colline moreniche al lago di Garda e oltre, verso la pianura.

Il villaggio, dalle viuzze lastricate e dalle case in pietra è un autentico gioiello architettonico e paesaggistico e uno dei borghi più pittoreschi dell’intera zona. La sua piccola piazza è dominata dall’austera pieve barbarica, una delle più antiche della Valpolicella, esempio importante dell’architettura romanica della provincia veronese. L’attuale edificio venne in parte ricostruito dopo il terremoto del 1117, su una precedente costruzione del periodo longobardo, pure essa eretta sulle rovine di un preesistente tempio pagano risalente agli Arusnati (antica stirpe di origine Retica che popolava queste terre prima dell’avvento dei Romani verso i I e II secolo A.C.). Spiccano, di questo periodo, l’Ara dedicata al sole e alla luna, alla base di una colonna della navata, il fonte battesimale in blocco unico e lo splendido ciborio del 712.

Interessante è l’attiguo e scenografico chiostro che risale al XII secolo dove ogni capitello ha forma e simbologia diverse, rappresentanti piante e animali della fantasia. L’alta torre campanaria si erge sul complesso architettonico come a rimarcarne l’importanza.

Altrettanto interessante è il museo che espone reperti preistorici risalenti all’età del ferro e del bronzo rinvenuti nelle zone circostanti, oltre ad una sezione archeologica dedicata agli Arusnati e ai Romani e una mostra etnografica.

Nel periodo medioevale, la Valpolicella era una Signoria Autonoma, indipendente da Verona e la pieve, assieme a quelle di S.Floriano e di Negrar era adibita a “Piovadego”, cioè una scuola in cui si impartivano lezioni di latino ai futuri chierici. Tutto il borgo era cinto da solide mura e veniva indicato come “castrum” cioè villaggio fortificato. L’avvento del periodo veneziano (1404) pose fine a questa autonomia.

L’origine del termine “Ingannapoltron” è ancora incerta. Sembrerebbe derivare dal preromano: “ganne” (pietre), cioè località di pietra. Altri, più semplicemente, lo attribuiscono al fatto che l’apparente vicinanza dell’abitato avrebbe tratto in inganno il viandante che, invece, per raggiungerlo doveva cimentarsi in un arduo e faticoso cammino.

Il villaggio, entrato di recente a far parte dei “Borghi più belli d’Italia”, conserva ancora oggi la sua struttura in pietra calcarea. Le colline circostanti, coltivate prevalentemente a vigneto, producono un ottimo ed apprezzato vino: il Valpolicella Classico, il Recioto e l’Amarone sono riconosciuti a livello internazionale. Altre colture caratteristiche del territorio sono l’ulivo e la ciliegia. Importante contributo allo sviluppo della zona è dato dall’estrazione di materiali lapidei come il marmo “Rosso di Verona”, utilizzato fin dall’antichità.

Molti sono i sentieri che percorrono i declivi boscosi tutt’intorno ed è facile arrivarci anche in bici. Le testimonianze storiche e architettoniche, i panorami, la pace del luogo, le eccellenze enogastronomiche, tutto contribuisce a rendere questo incantevole borgo una attrazione per un turismo tranquillo e rispettoso, quello che si merita una Valpolicella tutta da scoprire.

“servizio registrato prima del DPCM del 4 marzo 2020”

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